Durello, per brindare a un incontro

Se mai Peppino di Capri dovesse fare un remix di uno dei suoi brani più celebri, credo che non ci sarebbe nulla da obiettare riguardo la sostituzione del vino del titolo.

La conferma è arrivata durante un interessante evento promosso da Marcato, Durello Mon Amour, tenutosi il 1 febbraio presso il Golf Club Colli Berici e volto a confrontare lo spumante Metodo Classico di casa con celebri colleghi d’Oltralpe e non solo, per farne emergere le peculiarità stilistiche e territoriali.12565440_576257119198984_4321924473097708075_n

Il Durello sta vivendo un momento particolarmente favorevole, sulla scia di altre bollicine nostrane, tant’è che è ormai riduttivo parlarne in termini di riscoperta e rinascita: è una realtà consolidata ormai, che si avvale di un’uva, la durella, che sembra creata apposta per consentire la produzione di Metodo Classico seducenti e raffinati. La naturale acidità di questa varietà consente infatti di produrre spumanti vivi e dalla sorprendente tenuta nel tempo. 12631465_576256985865664_4505701076373917738_nNon a caso, l’evento è stato soprattutto l’occasione per celebrare il Marcato A.R., risultato il miglior Metodo Classico veneto secondo Vinetia, la guida dei vini regionali di Ais Veneto. Dieci anni di affinamento in bottiglia per uno spumante ricco e sfaccettato, cremoso ma ancora innervato da una freschezza sorprendente, fiore all’occhiello della cantina condotta sapientemente da Gianni Tessari.

Marcato ha sede a Roncà (VR), a cavallo tra le province di Verona e Vicenza, ed è un’azienda che può contare su oltre un secolo di attività; ma è solo dal 2013 che Tessari, già viticoltore in Soave, ne ha preso le redini, assicurandone continuità produttiva e rigore qualitativo.

Tornando alla durella, si tratta dell’autoctono principe della Lessinia, producente un’uva dorato carico decisamente acidula, dalla buccia spessa e ricca in tannino. Da sempre considerati varietà e vino aspri e duri – da cui il nome – e utilizzati per lo più come taglio per vini carenti in nerbo e freschezza, han12592688_576256699199026_6869634669029034905_nno fatto di quelli che fino a pochi decenni fa erano considerati i loro punti deboli l’espressione più compiuta e caratteristica della loro personalità gusto-olfattiva. E meno male, visto che la spumantizzazione col metodo classico è in grado di coniugarne il profilo elegante, specie al naso, con un palato sorprendentemente affilato e vitale. Come spesso accade in quella commistione unica e irripetibile che si crea tra un territorio e i vigneti storicamente adattatisi ad esso, c’è poi da considerare che i Monti Lessini hanno originato terreni di matrice vulcanica da rocce tufacee e basaltiche, ricchi in minerali. Ed è proprio la sapidità che va a completare il tratto tutto particolare di questi spumanti, rendendoli ricchi di sfumature. In un Italia che tende a rifermentare in bottiglia qualsiasi uva, con risultati spesso deludenti o trascurabili, la via veneta al Metodo Classico passa dalla Lessinia, ed è già costellata di stelle luminose.

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