Ricerca di un’identità – il Pinot nero

Il 23 Marzo, all’enoteca Verovino a Treviso, si è tenuta un’istruttiva degustazione alla cieca a tema “pinot nero”. Per capire meglio l’identità varietale di questo vitigno che si divide tra l’identificabile e l’inafferrabile, sono stati inseriti, tra i sei, due intrusi, scelti tra vini spesso identificati come “pinotteggianti”: un Barbaresco e un Nerello mascalese. Scelta fatta non per mettere alla prova i dieci amici provenienti da tutto il Veneto, ma piuttosto per capire chi abbia ragione tra chi sostiene che questo vitigno possieda un’impronta inconfondibile e chi il contrario, cioè che sia talmente “mutevole” nelle sue espressioni che l’unico aiuto derivi dalla sua ricchezza di profumi; tra chi dice di riconoscere in lampone, fragola, bietola e “animalità” i profumi varietali “impattanti”, e coloro che ritengono che siano gli aspetti vinosi e selvatici, presenti anche nelle vitis labrusca, a marcarne l’impronta inconfondibile. Dico subito che i due intrusi, anche se “simili”, non ci hanno ingannato. Troppo caratteristici i Pinot, troppo poco confondibili i due intrusi. Uniche regole per la degustazione, rispettare 5 minuti di silenzio a vino servito, per non influenzarsi. Quindi congetture a ruota libera senza timori di dire “incredibili boiate”. Ciò che fosse stato detto sarebbe rimasto tra noi e tra noi dimenticato. Patto al quale, come vedete, do seguito scrivendone addirittura la relazione sul blog.mod

Si apre con il Nerello e la relativa sentenza: non è Pinot nero, ma presenta classe e nobiltà tali da farci pensare a un piemontese. L’etneo Nerello è famoso per staccarsi dallo stereotipo di vino del sud e somigliare a volte al pinot nero, altre volte al nebbiolo. Per noi travestimento riuscito verso quest’ultimo.
Az. Agr. Gulfi Reseca 2006 Nerello mascalese: colore intenso, rubino dalle sfumature granato, consistente. Intenso il naso, pieno, fruttato, speziato e leggermente alcolico. Profumi di ciliegia, viola appassita, tamarindo, china e liquirizia. Aprendosi regala note balsamiche e di tabacco. Anice e agrume a rinfrescare. Sorso caldo, profondo, di buon equilibrio, deciso e giovane il tannino, persistenza che riporta a frutto e spezie tra una gradevole sapidità.

Quindi un Volnay, accolto tra mugolii di soddisfazione, evidente discesa dal nord di raffinata espressione di Borgogna. Elegante, delicato, suadente, non tra i più austeri Borgogna.
Domaine Blain Gagnard Volnay 2009 PC Les Pitures: luminoso, trasparente di un vivace rubino, media consistenza. Fresco, fruttato, delicatamente dolce il quadro olfattivo. Nuance tra il vegetale e il floreale. Fragoline di bosco, confettura di mirtilli, melagrana e camomilla. E poi lampone e spezie dolci. Nel tempo tende ad ingessarsi su note dolci e fruttate, non evolve. Al palato è gentile, fresco. Tannino maturo e finale non particolarmente intenso ma coerente col carattere garbato che ne sottolinea la personalità.

Ma ecco arrivare l’elemento a sgretolare la sicurezza per una sequenza facile da capire, il Barbaresco. Certo non un pinot nero, ma avendo già identificato in precedenza un piemontese, con i suoi profumi maturi, mediterranei lo avevamo scambiato per vino del sud…fino all’assaggio! Il suo tannino parlava il dialetto del Cavour. Tannino preciso, duro, impettito, come un corazziere a custodia della preziosa persistenza.

Az. Agr. Sottimano Barbaresco Cottà 2004: colore granato profondo, consistente. Intensi profumi mediterranei. Ciliegia matura e prugna, incenso e grafite. Balsamiche note resinose, di liquirizia, caffè. Evolve con note ematiche, ferrose, ricordano la carne, il cuoio e poi viola secca. In bocca è pieno ma dinamico. Attacco morbido rapito da un’incalzante freschezza che lascia il palco ad un tannino decisamente protagonista, giovane e di ottima fattura. Persistenza giocata su balsami e confetture.

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Quindi il quarto vino, riconosciuto, ancora Borgogna! La personalità minerale di carattere riduttivo ha monopolizzato a lungo il naso. Poi, in lento crescendo, il frutto fresco di sottobosco, le spezie ed una discreta vegetalità hanno trovato la loro espressione.
Domaine Humbert Frères Gevrey-Chambertin Vielles Vignes 2011: colore rubino trasparente, riflessi granato. Ventaglio aromatico dominato inizialmente da una intensa mineralità fumé, polvere da sparo. Poi apre su un elegante complessità. Ribes nero, buccia d’agrumi, di bergamotto. Cenni animali e di tartufo e note più marcate di cenere, noci e caffè. Sorso coeso e intenso, equilibrato. Tannino dosato e maturo, gradevole sapidità, complesso il finale.

Il quinto vino dà sensazione familiare di “casa”. Inconfondibile fisionomia di pinot nero, è l’italiano.
Pojer e Sandri, Pinot nero Dolomiti IGT 2008: rubino intenso, riflessi granato, consistente. Registro olfattivo di evidente maturità. Marmellata di mirtilli e prugna, liquirizia. Contrapposte note di cumino e minerali di porfido. Assaggio morbido, caldo, leggermente carente in freschezza. Equilibrio comunque sostenuto da sapidità. Tannino integrato e chiusura che non brilla per lunghezza, con ricordi di frutta matura e note tostate.

Pochi i dubbi sull’ultimo. La classe non è acqua, infatti stiamo parlando di vino! Evidente il livello “superiore”. Al naso è di una finezza setosa, come la seta avvolge anche le sensazioni di bocca.
Domaine Julien Gèrard & Files, Echezeaux Grand Cru 2012: notevole colore rubino luminoso e trasparente. Profumi complessi, eleganti, vellutati. Fresco Il frutto, fragolina di bosco e lampone. Ribes, noce moscata e spezie dolci. Ricordi di melissa e scorza d’arancia, poi fiori delicati. Elegante il velo minerale di selce e pietra focaia. Aggraziato il palato. Morbido, morbidezza che accompagna il sorso alla chiusura. Equilibrato, accordo perfetto tra le componenti gustative. Nulla è fuori posto. Lunga persistenza piena e coerente, nitida nei ricordi fruttati e minerali. Emozionante!

Cosa dire di questa esperienza, chiamiamola “sfilata” di pinot nero, vitigno tra tutti considerato “il più” nobile, per molti addirittura il re? Nonostante sapessimo solo che avrebbe “sfilato”, non sapendo esattamente quando né come vestito, nonostante sapessimo che c’erano mistificatori a confonderci, lo abbiamo incontrato e riconosciuto. E abbiamo constatato che era lui, come doveva essere, un principe, anzi un re…e non era nudo!

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