Mongioia nel cuore

Il souvenir di oggi proviene dal Piemonte, da quella magnifica zona a sud della regione chiamata “le Langhe del Moscato”. Mongioia è una piccola azienda, un tesoro prezioso che porta a livelli impensabili e straordinari il Moscato d’Asti.
Arrivare a Santo Stefano Belbo, in provincia di Cuneo, significa innanzitutto rendersi conto che ci si trova in una posizione eccezionale: si è nella culla del moscato bianco, ma in soli venti minuti si arriva a Barbaresco e in poco più ad Alba. Il panorama è da cartolina e, in una prima mattina autunnale, quasi onirico per il sottile velo di nebbia. E’ un susseguirsi di colline vitate, ordinate, verdi e rilassanti: sì, perché la sensazione di evasione dal caos quotidiano è immediata.
Riccardo e Maria Bianco, di una famiglia di vignaioli da generazioni, sono innanzitutto amici conosciuti per caso, ma con cui è stato amore a prima vista, anzi a primo calice: appassionati del loro lavoro, ma prima ancora della loro terra, ci guidano con entusiasmo alla scoperta dei loro tesori.
I vigneti sono dislocati in tre diversi punti, quello in cui ci troviamo è a 350 m. E’ sorprendente la cura per le viti unita all’attenzione per la flora spontanea e per la piccola fauna che vi abita. Il loro credo parte da un particolare riguardo per la natura e i suoi tempi: infatti, pur non avvalendosi di certificazioni varie, appare subito chiaro come tutti i passaggi dalla vigna alla cantina avvengano nel pieno rispetto della tradizione.
E’ poi una sorpresa accorgersi che alcuni chicchi d’uva rimasti sulla pianta siano stati attaccati da Botrytis cinerea, segno che il clima qui è davvero particolare.
Alcuni ceppi arrivano a contare più di cento anni di età, e si trovano in un vigneto ancora più alto, in un altro versante, agibile solo con un trattore. Proprio questi vengono utilizzati per il “Crivella”, il fiore all’occhiello della produzione, il vino che esplica al meglio la particolarità di Mongioia.
Si tratta di un moscato in purezza, vinificato e lasciato evolvere in acciaio per almeno quattro anni. Ciò che ne deriva è un vino unico, incomparabile, caratterizzato da un leggero e gradevole pétillant; una versione di moscato così avvolgente e persistente da riuscire ad accompagnare anche i formaggi erborinati.
Vengono prodotte altre quattro etichette, tutte monovitigno: due in versione secca, il “Meramentae”, intrigante ed elegante spumante, e il “Leonhard”, complessa e sorprendente versione ferma, adatto anche ad essere dimenticato in bottiglia qualche anno. Noi quest’ultimo l’abbiamo provato di recente con degli spaghetti alle vongole: connubio riuscitissimo. Due le versioni dolci e mosse, come vuole la tradizione: il “Belb” e “La Moscata”, ovvero il lato maschile e quello femminile. Mongioia2
Risulta ben chiara la volontà di creare prodotti mai banali, di alta qualità e che non sfruttano la dolcezza per ammaliare i palati; anzi ci spingono alla ricerca di sentori insoliti e ci svelano le potenzialità di un vitigno troppo spesso dato per scontato. Tutto ciò è frutto della tradizione che Riccardo tiene a mantenere, unendola all’innovazione e alla ricerca richieste oggi.
Mongioia nel cuore!

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *