Artigiani e bohémien lungo la Via Emilia del vino

Da Casteveltro a Faenza per seguire Terre di Vite e Back to the Wine, sotto il manifesto di artigiani, etica e territorio. Ascrivibili entrambe al movimento underground del vino, circuito seguito da un pubblico anticonvenzionale e sempre più giovane.

Qui spesso si fanno scoperte interessanti, perché trovano spazio anche piccole cantine e l’atmosfera ha sempre qualcosa di bohémien, cosa che conferisce grande fascino ai personaggi presenti. Seguendo questi eventi si riscontra una progressiva messa a fuoco dello stile di molti vini. Se qualche tempo fa si poteva obbiettare che i cosiddetti vini naturali fossero difficili da bere, ora pulizia e bevibilità sono sempre più a segno.

Trovandomi a percorrere la gloriosa Via Emilia, ho deciso di seguire le tracce di due vitigni assolutamente padani: Barbera Lambrusco. Due identità dal profilo pop, acido e molto gastronomico. Non ce ne voglia da lassù il grande Gaber, ma è questa la vera coppia di fatto della cultura enogastronomica padana. Sarà perché qui l’economia domestica si fonda sulla scienza della pasta fatta in casa e sull’assioma del maiale non si butta via niente. Sarà perché si tratta di vini di facile accesso, ma non esiste tavola nella Valle Padana dove questi due alfieri non abbiano campeggiato.

Rocco di Carpeneto Carussin

La Barbera, accattivante e rigorosamente femminile, è stata rivalutata da tempo. Le sue origini si trovano in Piemonte, nella zona del Monferrato. Partiamo da qui con due assaggi godibilissimi, l’Asinoi di Carussin e il Rataraura di Rocco di Carpeneto.

Paradigmatica la prima nel suo frutto saporito, morbida e sinuosa la seconda affinata in anfora. Elegante e profondo invece l’Altaguardia di Forti del Vento, da vitigno Albarossa, incrocio di Barbera e Nebbiolo.

dsc_0433 15101962_1251140291626109_349110516_o

Proseguendo verso est, sulle Colline Tortonesi, incontriamo Bersò di Corte Solidale. Barbera scura e sapida, dotata di una freschezza che le permette di sfidare il tempo senza esitazioni, con risvolti balsamici e note d’incenso nell’ancora vitale 2007.

Superando il confine passiamo in Lombardia, nell’Oltrepo Pavese. Qui scopriamo il suo lato versatile negli uvaggi con altri vitigni locali, come il Buttafuoco Bricco Riva Bianca di Andrea Picchioni. Intenso, ricco e polposo, con note di tabacco e prugna secca. Proseguendo verso l’Emilia si arriva a Piacenza, dove inizia il meraviglioso mondo del Gutturnio. Perché di mondo si tratta, a seconda delle diverse vallate e versioni. Qui la Barbera si sposa con la Croatina, dando vita a succosi vini frizzanti, insieme a fermi morbidi e strutturati.15034040_1251439844929487_1232998468_o 15064884_1254310524642419_1907965894_o

Un bellissimo incontro è stato Marco Cordani, con i suoi Magia e Apogeo. Frutto rotondo, spessore e precisione. Ultima tappa Parma, con Primorosso di Vigna Cunial, una Barbera in purezza agile e fresca, con sfumature di sottobosco e more di rovo.

Ritorno alle origini invece per il Lambrusco. Nato come vino rifermentato in bottiglia secondo il metodo tradizionale, ha visto cambiare il suo volto con il boom economico degli anni ’60 e l’avvento delle autoclavi. La sua vera anima la troviamo però nel sur lie. Da Mantova a Modena tante sono le varietà, ma il suo tratto è sempre quello di un vino fresco e scattante, a volte selvatico, e meno banale di quanto si possa pensare. Non facciamo gli snob, qui nella grande pianura tutti ne abbiamo bevuto più di un bicchiere. Gustosissimo il Villa Picta di Cantina Meneghelli, da Viadanese, Sorbara e Salamino. Originale il Rosa dei Venti di Denny Bini, con il suo sapore di susina, fragola e acqua di rose. Spuma densa e saporita il Falconero di Terraquilia. Chiudiamo infine il sipario con Ferretti Vini e il suo Al Scur, frutta scura e sorso gioioso.

  15064873_1251439241596214_724472243_o-1  15101821_1254778117928993_1572789128_o  dsc_0410

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *