Punto Zero e il cuore segreto tra le rocce dei Berici

Per qualche ragione insondabile, ci sono aree del nostro Paese che rimangono sottotraccia, testimoni silenti della ricchezza di cui esso abbonda: architettonica, paesaggistica, artistica, ambientale. E, naturalmente, enologica. I Colli Berici ad esempio: scrigno del Vicentino ben custodito, che emerge improvvisamente, come i vicini Euganei, dalla Pianura Padana. Punto Zero è una giovanissima cantina – del 2015 la commercializzazione delle prime bottiglie – che sta facendo molto per far conoscere il territorio attraverso i suoi vini. È il progetto della famiglia de’Besi: un corpo unico di 45 ettari, di cui 11 vitati, sui colli di Lonigo. Camminando all’interno della proprietà, ci si chiede subito come doveva essere il mare tropicale da cui emersero, circa 6 milioni di anni fa, gli attuali Berici: la domanda è sollecitata dai numerosi fossili che si scorgono.

                       

           

Come appare ben evidente l’estrema variabilità di questi suoli generati da rocce carbonatiche, che si esprime in una gamma mutevole di rossi, gialli e arancio. I vigneti si alternano di continuo a zone boscate, dalla chiara connotazione termofila: in altre parole, roverella, carpino nero, asparago pungente e pungitopo indicano che d’estate fa decisamente caldo.

        

    

Le condizioni adatte alla vite ci sono e la biodiversità qui non è solo una fredda certificazione, pure posseduta dall’azienda: ne costituisce la sua stessa essenza, in un insieme armonico di vigneti, bosco e prati nel quale si vorrebbe camminare per ore.

Non manca una visita alla nuova cantina in costruzione, che comprenderà un locale per la vinificazione, una barricaia, un’area dedicata all’appassimento delle uve, una sala degustazioni e una foresteria. Per i suoi vini Punto Zero si avvale della consulenza d’eccezione di Celestino Gaspari (Zýmē).

        

Trasparenza 2016

Pinot bianco dai profumi freschi e fragranti, con attacco citrino e successivo sviluppo di mughetto, goccia d’oro ed erbe aromatiche. L’unico bianco della casa si presenta composto ed elegante, con ricca acidità a sostenere un finale articolato. Vinificato e affinato in cemento.

Idea 2016

Cabernet sauvignon, che si spoglia di potenza e volume per dare vita a un calice che esalta la quotidianità del vino. Ma sarebbe un errore pensare a un vino semplice: è essenziale, un compendio dei profumi del vitigno (piccoli frutti neri, spezie, inserti vegetali e sfondo balsamico) su un corpo fresco e tonico. Cemento.

Dimezzo 2013

Unico blend aziendale, un tipico bordolese da vitigni classici dei Berici: i due cabernet e il merlot. Il suo colore compatto e scuro, quasi minaccioso, lascia invece spazio a note zuccherine di confettura di mirtilli, violette candite, prugna secca e spezie dolci. Morbido e potente, ma con tannino fitto e prolungata sapidità. 24 mesi in barrique nuove.

Dimezzo 2012

Rispetto al 2013, si nota un cambio di passo, sin dalle note olfattive: entrano iris, liquirizia, rabarbaro e una speziatura più incisiva. Il tannino è sempre fitto ma più amalgamato, la struttura rimane importante, in una costruzione modellata su un bellissimo equilibrio di smussi e spigoli.

Punto 2012

L’asticella si alza ancora: Merlot che dovrebbe essere portato a esempio di come concentrazione e appassimento non corrispondano necessariamente ad alcolicità evidente e stanchezza di sorso. Amarena e viola appassita. Eucalipto e anice. In mezzo tanta eleganza e misura, che poi sono il tratto distintivo dei vini di quest’azienda. Leggero appassimento in plateau per 20/30 giorni, 36 mesi in barrique nuove.

Virgola 2013

Syrah con lo stesso appassimento e affinamento del Merlot. Esprime frutti rossi, sottobosco, pepe, cardamomo. Ci deve essere qualche affinità tra questo vitigno e i contesti sub-mediterranei di alcune zone dei Berici e dei vicini Euganei, perché in entrambi i casi dà sempre esiti convincenti. Qui è ben più che convincente, impreziosito da una tessitura finissima, pur in un quadro di grande ricchezza.

La sorpresa finale arriva con 2 anteprime assolute, fresche di imbottigliamento:

Tai Rosso 2016

Non si è nei Berici se non salta fuori questo vino, da uve grenache. Ma scordiamoci il bianco travestito da rosso, spesso anonimo, compagno tradizionale del baccalà. Il grenache è vitigno che porta in dote un patrimonio olfattivo e gustativo che bisogna saper fare emergere, come risulta da questo campione: arancia rossa, ribes, rosa, timo, geranio. Ha tannino soffice e grande freschezza, uniti a un corpo asciutto ma incisivo. Barrique nuove e di secondo passaggio per 15 mesi.

Carmenere 2016

Il fratello negletto dei grandi vitigni bordolesi ha sempre scontato intemperanze che si manifestano in sentori verdi esuberanti, chiusure amarognole e una certa ruvidezza di fondo. Punto Zero ne offre una versione armoniosa, tra profumi di viola, frutti di bosco, erbe di campo e china. È sicuramente da aspettare, ma la stoffa di tutto rispetto è già ben visibile. Barrique nuove e di secondo passaggio per 15 mesi.

 

 

Marcella Toffano de’Besi quasi si emoziona mentre assaggia con noi le due anteprime. Qui si vede tutto il cuore che questa famiglia ha messo nel suo progetto, fin dall’inizio. Da quando pensando al nome per la cantina si sono detti “noi partiamo da qui, dal punto zero, che faremo crescere un passo alla volta”. Una visione che si ritrova nel simbolo delle loro etichette, una spirale tratteggiata che si sviluppa, quasi a ricordare lo stesso fossile che abbiamo raccolto tra i loro vigneti.

www.puntozerowine.it

 

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