Vinnatur e i suoi primi quindici anni

Fu con l’alba del nuovo millennio che il mondo del vino vide sorgere un movimento di reazione allo strapotere dell’industria enologica, complice questa di una progressiva omologazione del gusto collettivo. Il piccolo contadino artigiano, come il mosaico di biodiversità del nostro territorio, rischiava di essere sopraffatto da appiattimento culturale e concentrazione produttiva.

Nei primi anni 2000 si venne così a formare la cosiddetta resistenza naturale. Diverse e spesso agitate furono le anime che si mossero motivate da questa consapevolezza. Angiolino Maule, fondatore dell’associazione Vinnatur, fu uno degli artefici più rappresentativi di questa rivoluzione culturale, e oggi tra i tanti e interessanti eventi che continuano a fiorire sullo stesso filone, Villa Favorita si conferma un appuntamento in cui si possono cogliere stimoli e segnali importanti.

Poi la location è davvero favolosa, con il bel giardino panoramico dove riposarsi ascoltando musica o fermandosi a mangiare qualcosa nell’area food.

  

Nei saloni della Villa 158 produttori da tutta l’Italia, ma anche da Austria, Francia, Germania, Slovenia e Spagna, tutti a disposizione dei visitatori, sia per gli assaggi, sia per le chiacchiere. A volte si fa la fila, perché l’afflusso è importante, ma mentre aspetti inizi sempre a fare due parole con chi ti sta a fianco, spesso ci si consiglia cantine o si scambiano impressioni. Qui si può anche arrivare da soli, tanto poi la compagnia di sicuro si trova.

Ecco i principali assaggi del giorno:

Champagne Tarlant

Piccola maison nella Vallée de la Marne che si concentra su un lavoro meticoloso di vinificazione delle singole parcelle. Le etichette d’ingresso partono immediatamente da tempi di permanenza sui lieviti importanti, come i 65 mesi di Champagne Zero Brut Nature, dove spiccano subito le note di talco e gesso, seguite da fiori di magnolia, mandorla e lime. L’elegante e indiscutibile freschezza è arricchita da una rotondità misurata, fatta di sensazioni burrose e frutta secca. Splendido il Cuvée Louis, finemente giocato sul registro ossidativo, ma anche qui tutto di misura, con lo scorrere continuo di un mondo che ricorda agrumi, timo, pasta frolla, uva passa, cipria, confetto, pesca bianca, coriandolo. Il tutto che si rincorre a lungo dopo aver deglutito il sorso.

Jean-Louis Overnoy

Dal catalogo Arké ecco questa piccola azienda a conduzione familiare nella regione della Jura. Il loro Chardonnay è profondamente salino e dotato di una sofisticata nota fumé, con mela essiccata, fiori bianchi, cenere e miele. Particolare davvero.

Oriol Artigas

In Catalogna, a 15 km a nord da Barcellona, Oriol coltiva i suoi 7,5 ettari nell’antica zona di Alella, e sulle sue bottiglie ci mette la faccia, letteralmente. Sorridente e cordiale, mi mostra divertito il suo La Bèstia, con un’etichetta che lo raffigura. Si tratta di un Pansa Blanca in purezza, citrino e freschissimo, mediterraneo nelle balsamicità. Tutti i suoi vini sono senza solfiti aggiunti, a fermentazione spontanea, non filtrati. Vini nudi insomma, e anche bevibilissimi.

    

Il Moralizzatore

Enrico Frisone e Andrea Dalla Grana sono gli artefici di questo progetto partito nel 2010. Due amici che iniziano come semplici appassionati di vini naturali, ma che poi decidono di farlo loro direttamente il vino. Non deve ingannare il nome della cantina, non si occupano di censura o condotta morale vinicola. Si tratta invece di un riferimento ironico alle cesoie profusamente usate per liberare dalle sterpaglie questi 3 ettari sulle belle colline vicentine di Breganze, il forbicione che loro chiamano appunto moralizzatore. Per tutti i vini un solo filo conduttore: freschezza e sapidità. Ma tanta sapidità. Per la freschezza Enrico precisa che è una cosa che si costruisce nel tempo, in base a come ci si comporta in vigna, alla sapidità invece pensa il territorio. Succoso e dissetante il Cabaret Rosé. Liquirizia e sottobosco senza intemperanze erbacee nel Cabaret Sauvignon. Mallo di noce, corteccia, mora di rovo e gustoso grip tannico per il Groppello. Poi la vera star del territorio, il Vespaiò. Un sorso agilissimo scandito da mandorla, erbe aromatiche, pietrisco, susina.

Siemàn

Cantina e micro birrificio sui Colli Berici, porta un nome che in dialetto veneto significa sei mani, quelle dei tre fratelli Marco, Daniele e Andrea Filippini. Anche loro, seguendo la traccia della passione per il mondo dei vini naturali, si sono ritrovati un bel giorno a fare i vignaioli. A quanto pare è un richiamo fortissimo questo, molto più di una tendenza, quasi il sogno di uno stile di vita. Il sur lie Camaleonte è un trionfo di spezie fresche e piccanti come zenzero e coriandolo, con la dolcezza dei fiori di tiglio che si muove sul fondo. Una beva che ricorda quella delle migliori birre gueuze. Del resto loro le birre le fanno e come. Le etichette le Bucce – con l’aggiunta delle bucce del Tai Rosso – e Incrocio – con l’aggiunta del mosto di Incrocio Manzoni –  sono due proposte per veri intenditori. Assaggiamo poi Occhio al Rosso da vitigno Tai, il nostro Grenache tutto veneto, che si mostra fresco sui toni di liquirizia, violetta, timo e mirtillo.

  

Poi alcune istantanee veloci:

Martilde

Sempre succosa e viva la loro Bonarda, così selvatica e fascinosa, come squisita  la loro accoglienza. E poi m’incanto ogni volta come una bambina davanti a queste meravigliose etichette feline.

Davide Vignato

Il Primo Incontro è una Garganega sur lie estiva e vivace, con bollicine sottili e una nota fresca di mela verde.

Alla Costiera

Magnetico e memorabile il passito Il Fiore della Costiera. La sensazione di arancia comunque la si voglia immaginare: scorzetta candita, zagara, olio essenziale, marmellata, gelée. Poi le note più amaricanti di caramella d’orzo, caffè, miele di castagno. Inutile dire che è pure freschissimo e assai agile al sorso.

Ca’ de noci

Uno spettacolo la Spergola Metodo Classico a dosaggio zero De fratelli, con note floreali finissime trafitte da acidità tagliente.

Terre di Pietra

L’Amarone Rosson 2011 è una sequenza raffinata e precisa di cuoio, cacao, tabacco, fumo di sigaro, pepe, viola appassita e solo nel finale un frutto carnoso. Nessuno sfarzo, niente di esibito. Solo un sorso che si ricorda a lungo.

Weingut Heinrich

Cantina biodinamica nel Burgenland, il loro Graue Freyheit è un’intrigante mistura di polpa d’albicocca, timo, rabarbaro e bergamotto insieme a una lieve tessitura tannica. Divertente per l’abbinamento cibo vino.

    

 www.vinnatur.org

 

 

You may also like

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *